Il solipsista di Fredric Brown

Di Fredric Brown, il genio della flash fiction fantascientifica, vi abbiamo già parlato in passato, proponendovi il racconto La razza dominante e un brano  un po' "anomalo". Oggi vi proponiamo invece il racconto Il solipsista (Solipsist, 1954), in cui Brown torna a occuparsi di tematiche metafisiche.
Inoltre, rimanendo sempre in tema di narrativa breve, vi ricordiamo che avete ancora tempo fino al primo gennaio per partecipare all'ormai famoso Premio Short-Kipple! Cliccando qui potrete consultare il bando!

Buona lettura!

IL SOLIPSISTA

Walter B. Jehovah (non ve la prendete con me, si chiamava davvero così) era stato un solipsista per tutta la vita. Un solipsista, nel caso non lo sappiate, è un tale che crede di essere la sola cosa veramente esistente, che l’altra gente e l’universo generale esistono solo nella sua immaginazione e che se lui smettesse di immaginarli cesserebbero d’esistere.
Un giorno, Walter B. Jehovah diventò solipsista militante. Nel giro di una settimana, sua moglie era scappata con un altro uomo, lui aveva perso il posto di magazziniere e si era rotto una gamba correndo dietro a un gatto nero per impedirgli di attraversargli la strada.
Mentre era in ospedale, decise di farla finita.
Guardando fuori della finestra, fissò le stelle e volle che cessassero d’esistere. Le stelle sparirono.
Volle poi che tutta l’altra gente cessasse d’esistere, e l’ospedale si fece stranamente silenzioso, ancor più silenzioso del solito.
Passò poi al mondo, e si ritrovò sospeso nel vuoto.
Con la stessa facilità si liberò del proprio corpo, e poi giunse finalmente ad annullare se stesso.
Strano, Walter B. Jehovah pensò. Possibile che il solipsismo abbia dei limiti?
"Sì" disse una voce.
"Chi sei?" chiese Walter B. Jehovah.
"Sono quello che ha creato l’universo che tu hai appena fatto sparire, e adesso che hai preso il mio posto…" ci fu un profondo sospiro, "posso finalmente cessare la mia stessa esistenza, trovare la pace e lasciare che sia tu a continuare."
"Ma…come si fa a cessare d’esistere? È proprio questo che sto cercando di fare!"
"Sì, lo so" disse la voce. "Devi fare come ho fatto io: crea un universo, e aspetta finché non verrà uno come te ad annullarlo, poi potrai andare in pensione e lasciare che sia lui a continuare. Be', addio."
E la voce sparì.
Walter B. Jehovah era solo nel vuoto, e c’era una sola cosa che potesse fare.
Creò il cielo e la terra.
Gli ci vollero sette giorni.

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