Gli occhi non vedono soltanto, un microracconto di Isaac Asimov

Dopo la pausa estiva, i post di Kipple riprendono con Isaac Asimov. In questo brevissimo racconto intitolato Gli occhi non vedono soltanto (Eyes Do More Than See), pubblicato per la prima volta in Italia nel 1980 all'interno della raccolta Urania Microfantascienza: altre 44 storie, Asimov ci trasporta in un futuro lontanissimo da noi ma non dalla nostra umanità.

Gli occhi non vedono soltanto
di Isaac Asimov

Dopo centinaia di miliardi di anni improvvisamente egli si pensò come Ames. Non la combinazione di lunghezze d’onda sparse nell’universo che era ora l’equivalente di Ames – ma solo il suo suono. Improvvisamente riemerse in lui il ricordo appena percettibile delle onde sonore che non sentiva più e non poteva più sentire.
Il nuovo progetto stava aguzzando la sua memoria per molte altre vecchie cose, vecchie di interminabili ore cosmiche. Regolò il vortice di energia che costituiva l’intera sua individualità, e le sue linee di forza si estesero attraverso le stelle.Alla fine arrivò il segnale di risposta di Brock.
Certo, pensò Ames, poteva dirlo a Brock. Certamente poteva dirlo a qualcuno.
Il mobile schema energetico di Brock comunicò, in quel suo peculiare modo intimo: «Non sei tu che arrivi, Ames?»
«Naturalmente.»
«Prenderai parte alla gara?»
«Sì!» Le linee di forza di Ames pulsarono capricciosamente.
«Assolutamente sì. Ho pensato a una forma d’arte del tutto nuova. Qualche cosa di veramente insolito.»
«Che spreco di energia! Come puoi pensare che una nuova variazione non sia già stata pensata in duecento miliardi di anni? Non ci può essere nulla di nuovo.»
Per un momento Brock andò fuori fase, spezzando l’intimità del contatto, e Ames dovette
affrettarsi a correggere le sue linee di forza. Così facendo, percepì gli impulsi di pensieri-altri, la visione delle galassie polverizzate contro il velluto del nulla, e le linee di forza pulsanti in moltitudini infinite di vite-energia, sparse tra le galassie.
Ames disse: «Ti prego, assorbì i miei pensieri, Brock. Non escludermi. Ho pensato di manipolare la Materia. Immagina! Una sinfonia di Materia. Perché perdere tempo con l’Energia? Certo che non c’è nulla di nuovo nell’Energia; come potrebbe esserci? Non dimostra questo che dobbiamo occuparci della Materia?»
«Materia!»
Ames interpretò le vibrazioni energetiche di Brock come segno di disgusto.Insistette.
«Perché no? Noi stessi eravamo Materia un tempo – un tempo lontano... Oh, triliardi di anni or sono. Perché non costruire oggetti con un elemento materiale, o forme astratte, o – ascolta, Brock – perché non fabbricare un’imitazione di noi stessi con la Materia, di noi stessi come eravamo un tempo?»
Brock disse: «Io non ricordo come eravamo. Nessuno lo ricorda.»
«Io sì» disse Ames energicamente. «Da tempo non ho pensato ad altro e sto cominciando a ricordare. Brock, lascia che ti faccia vedere. Dimmi se ho ragione. Dimmelo!»
«No. È stupido. È... ripugnante.»
«Lasciami provare, Brock. Siamo stati amici; abbiamo pulsato insieme energia fin dall’inizio, fin dal momento in cui siamo diventati quel che siamo. Brock, ti prego!»
«E va bene. Ma fa’ in fretta.»
Ames non aveva provato un simile fremito almeno da... beh, come dire quanto! Ma se provava ora per Brock e funzionava, avrebbe potuto azzardarsi a manipolare la Materia davanti al consesso degli esseri-energia, che avevano così tetramente atteso, per eoni dopo eoni, qualcosa di nuovo.

La Materia era rara e impalpabile lassù tra le galassie, ma Ames la riunì, raccogliendola molecola dopo molecola per migliaia di anni luce, scegliendo accuratamente gli atomi, ottenendo gradatamente una consistenza argillosa, costringendola in una forma ovoidale che si distese sotto di lui.
«Non ti ricordi, Brock?» chiese dolcemente. «Non era qualcosa del genere?»
Il vortice di Brock vibrò in perfetta fase. «Non farmi ricordare. Io nonricordo.»
«Questa era la testa. La chiamavano così, la testa. Lo ricordo così bene che voglio dirtelo. Intendo con il suono.»
«Fece una pausa, poi disse:»
«Guarda, te lo ricordi? Sulla parte superiore dell’ovoide apparve TESTA.»
«Che cos’è?»
«Questa è la parola per testa. Cioè i simboli che traducono la parola in suoni. Dimmi che ti ricordi, Brock!»
«C’era qualcosa» disse Brock esitando «qualcosa nel mezzo.»
Si formò sull’ovoide una protuberanza verticale.
Ames disse: «Sì! Il naso, ecco cos’è!» E sulla protuberanza apparve naso.
«E questi, sui due lati, sono gli occhi – OCCHIO DESTRO, OCCHIO SINISTRO.»
Ames rimirò la sua creazione. Le sue linee di forza pulsarono lentamente.
Era sicuro che quella cosa gli piacesse?
«Bocca» disse, con un lieve tremito «e mento, e pomo d’Adamo, e clavicole. Come mi ritornano questi nomi.»
«Essi apparvero sulla forma. Brock disse:» Non li ho pensati per migliaia di miliardi di anni. Perché me li hai ricordati? Perché? Ames non rispose, momentaneamente perso nei suoi pensieri.
«Qualcos’altro. Organi per sentire. Qualcosa per ricevere le onde sonore. Orecchie! Dove erano? Non ricordo dove vanno messe.»
Brock gridò: «Lascia perdere! Le orecchie e tutto il resto! Non ricordare!»
Ames disse, incerto: «Che c’è di male a ricordare?»
«C’è che l’esterno non era così sgradevole e freddo, ma caldo e piacevole. C’è che gli occhi erano teneri e vivi, e le labbra della bocca tremavano ederano morbide su di me.»
Le linee di forza di Brock fremettero palpitanti.
Ames disse: «Perdonami! Perdonami, ti prego!»
«Mi stai ricordando che una volta ero una donna e conoscevo l’amore; che gli occhi potevano fare di più che vedere, mentre non ho più nulla ora per farlo.»
Rabbiosamente, Brock aggiunse materia a quell’abbozzo di testa e disse: «Lascia allora che quegli occhi lo facciano» poi si girò e fuggì via.
E Ames vide e ricordò che una volta anche lui era stato un uomo. La violenza del suo vortice spaccò in due la testa ed egli corse via attraverso le galassie, inseguendo la traccia-energia di Brock.
Ricordò la condanna senza fine della vita.
E gli occhi della testa spaccata di Materia continuarono a luccicare della poltiglia che Brock vi aveva aggiunto a rappresentare le lacrime. Quella testa di Materia bruta fece ciò che gli esseri-energia non potevano più fare e pianse per tutta l’umanità, e per l’effimera bellezza dei corpi cui una volta essi avevano rinunciato, qualche triliardo di anni prima.

Archivio